Le attività del Csi nel TG

Fermiamoci a pensare per ritrovare la meraviglia

(Da L'Eco di Bergamo del 19/12) 

A Natale Dio si fa uomo. Lo sappiamo. E per non dimenticarcelo, ogni anno desideriamo rivivere questo Mistero attraverso un adeguato tempo di preparazione e le rispettive celebrazioni. Per certi versi, potremmo dire che il copione è ben conosciuto: quasi come quello dei campionati, delle gare e degli allenamenti che animano le tante attività delle nostre società sportive.
Proprio perché potrebbe diventare un “ricordo” di fronte al quale si rischia di farci l’abitudine, mi sono chiesto che cosa può aiutarci a custodire la meraviglia che non fa disperdere il tempo di “grazia” che il Natale porta con sé. Di questi tempi, molte persone sagge fanno l’elogio della lentezza: corriamo troppo e spesso perdiamo il gusto delle cose. Abbiamo bisogno di rallentare! Altri ancora suggeriscono la tenerezza: su molti (forse troppi) versanti, il livello di aggressività è in continuo aumento e qualcuno suggerisce di moderare i toni, provando a recuperare gesti semplici e soprattutto buoni.
Altri (e a questi mi associo), suggeriscono di tornare a pensare. Nella frenesia e nella competitività che ci attraversa, occorre provare a recuperare il gusto dell’esercizio della mente. Non che non lo si faccia. Non che queste persone vogliano a tutti i costi un’“accademicità” che, oggi più che mai, rischia di lasciare il tempo che trova. Chi suggerisce questa strada, ci ricorda che è bene tornare a penare e a pensare insieme. Invitando a sedere attorno ad un tavolo le diverse componenti di ciascuna realtà. Assumendosi anche il rischio di non riuscire a concludere granché nell’immediato. Perché oggi non può essere altrimenti: il pensiero è necessario ma è anche necessariamente lento e non subito produttivo. In altre parole: in un’epoca molto funzionale, produttiva e prestazionale, il tempo dedicato a pensare insieme non è mai tempo buttato via.
Se penso alle nostre società sportive e alle migliaia di persone, soprattutto ragazzi, che attraverso di esse incontriamo e accompagniamo, mi viene spontaneo percepire questo invito come molto opportuno. Possiamo dire che le nostre realtà sportive sono veri e propri “laboratori” educativi, “palestre” di integrazione o quanto meno di contaminazione e di inclusione. Non lo diciamo dall’alto di una cattedra ma profondamente radicati nel territorio cui apparteniamo e a contatto con le persone della quotidianità. Proprio perché così, spesso siamo tra i primi sensori che captano i cambiamenti che ad una velocità sempre più impressionante, stanno cambiando le nostre realtà, anche sportive. Che fare? Certamente continuare a fare. Ma allo stesso tempo non rinunciare a pensare rispetto a quello che stiamo facendo. Darsi del tempo per riflettere ed elaborare insieme il senso di ciò che proponiamo: nella nostra realtà, con le realtà accanto, con il Comitato cui apparteniamo. È nell’audacia di un pensiero creativo (così ama spesso dire Papa Francesco), che il “fiato corto” che a volte abbiamo per le cose che facciamo e soprattutto per il futuro, può tornare ad essere sostenibile e normale. Allora perché non ritrovarsi tra atleti, allenatori, dirigenti, genitori, sacerdoti, educatori ecc. e provare a riflettere insieme? Di mezzo c’è il non tradire l’intenzionalità aggregativa ed educativa che ci contraddistingue. Di mezzo c’è il desiderio di rigenerazione e di rinnovamento di cui sentiamo spesso il bisogno. Le strade da percorrere sono tante: il rapporto con i più piccoli, la formazione degli allenatori e dei dirigenti, il rapporto con gli oratori, con le istituzioni e con il territorio, il carattere particolare del nostro essere società sportive dentro un’associazione come il Csi...
Come in tutte le cose del mondo sportivo, c’è una consapevolezza: il pensiero a volte è faticoso! E se non si è allenati, ci si stanca facilmente e dietro l’angolo fa subito capolino la voglia di mollare.
In questi giorni possiamo però dire che siamo in buona compagnia. Qualcuno ha già fatto tutto questo prima di noi. Ci ha dato infatti l’esempio e soprattutto l’ha fatto per noi: Dio. Dice il profeta Geremia: “Infatti io so i pensieri che medito per voi: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza”. (Geremia 29,11). Se a Natale Dio si fa uomo, è perché non ha smesso un momento di pensarci. E di pensare il meglio per noi: suo Figlio. Perché allora non dedicare un po’ di tempo a pensare e poi contemplare tutto questo? Perché non dedicare nelle prossime settimane, un tempo di riflessione e di verifica sulle nostre attività sportive? Forse l’abitudinarietà e la stanchezza si potranno davvero trasformare in meraviglia ritrovata! Buon Natale.

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